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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

 A cura di Jacopo Borniotto

Ricominciamo

Ricominciare a correre. Facile a dirsi. Cavolo. Qui tutti cominciano a correre. Televisione, radio Deejay, facebook, libri e settimanali parlano della corsa come il toccasana per tutto. Cominci a correre, dimagrisci, respiri meglio e ti senti un altro. Sei in pace con il mondo e sei in equilibrio con te stesso. Immagini di fanciulle scosciatissime che corrono sorridenti portando in giro un seno che fa impallidire gli atei di fronte al Disegno Divino. Uomini che non perdono una goccia di sudore mentre mostrano bicipiti scolpiti ed una tartaruga sulla quale si può giocare a scacchi o grattugiare il parmigiano.  Il karma cosmico entra dal naso ed esce dalla bocca. Inspiro ed espiro. Come Daniel San e il maestro Miyagi. “Beh” penso mentre mi riallaccio dopo tanti mesi le scarpe “di sicuro non sarà facile ma cosa vuoi che sia?” “Lo fanno tutti lo faccio nuovamente anche io”. La tensione lentamente scende mentre apro il cancello della Canottieri assieme ad alcuni vecchi amici di allenamento. “Si parte piano e andiamo via facili, giusto a far girare le gambe” Giro dei colli che avremo fatto centinaia di volte, con ogni clima. Si parte felici, disquisendo sulle analogie della Critica Kantiana e delle teorie del SuperUomo di Nietzsche. E invece mi accorgo già nei primi 500 metri che le persone che sorridono sulle copertine di Correre, Running e Spirito Trail, evidentemente, sono dei figuranti pagati. Sarà che dimagrirò, levandomi l’adipe che si insinua sulla tartaruga, in questo momento letargica e immersa in profondità, ma non sono proprio felice. La pace con il mondo perde terreno rispetto ad un odio atavico contro qualsiasi cosa che si frapponga tra me ed il mio incedere. Paura ad ogni dosso e scalino perché sono certo che un’altra storta, in questo periodo, mi porterebbe diretto sotto ai ferri. Poi ecco in lontananza una figura femminile. La guardiamo sbigottiti e attendiamo il classico Angelo da copertina che ci tiri su il…..morale. Invece nulla. La modella da prima pagina è stata sostituita dalla versione lowcost. E’ rossa rossa, sbuffa e sembra più vicina al trapasso che alle nostre fantasie erotiche. Dall’altra parte ci siamo noi. L’antipode dei modelli, con abbigliamento che ricalca il pret a porter dei bidoni della Caritas. L’afrore che sale dalla mia canottiera ricorda cessi indiani e l autospurgo Luigini. Pertanto, anche se la runner fosse stata buona la possibilità di farci almeno notare sono comunque ben al di sotto dello zero. Ma anche il corridore che incrociamo non sembra meglio. Sui quarantacinque anni. E gli anni devono essergli passati sopra come un diretto Roma Bologna. Sembra che gli abbia piovuto addosso anche se il cielo è sereno….e questo la dice lunga sullo stato delle sue ghiandole sudoripare. La falcata e la leggiadria della corsa lo fanno somigliare più ad un facocero che al modello di Mens’ health. Basta, fanculo agli stereotipi. Noi siamo qui e si deve correre, perdio! Inspiro ed espiro con regolarità all’inizio della salita. Inspiro ed espiro. Mi concentro sul ritmo e sento il karma affluire dal naso. Peccato che non esca dalla bocca ma scelga una via d’uscita più in basso, tramortendo l’amico che correva proprio dietro di me. Fanculo a Miyagi. Sembro barcollare come Uma Thurman sotto gli insegnamenti di MaoPei. Mi accorgo con fastidio che i muscoli messi su in palestra grazie alla tabella della Confusione Muscolare, oltre che pesare come due bradipi attaccati sul petto, mi stanno ciucciando un sacco d’ossigeno. La salita non è lunga ma più che respirare mi sembra di cominciare a rantolare, con un fischio prolungato che, probabilmente, è un primo, inconscio, segnale d’allarme. Ma la salita, prima o poi, finisce e la discesa riesce a far riprendere fiato, girare le gambe ed avere qualche conato. La fase della successiva salitella passa felice e gioiosa come uno scoiattolo dentro le mutande, portandoci all’ultima prova, l’ultima fatica. Le scalette di Fossitermi. Che, ricordo, di riuscire a fare due a due in scatto perentorio ed atletico. Qui sembro piuttosto una di quelle Madonne lignee che i fedeli portano a spasso per il paese, barcollando a destra e a manca. La Fortuna mi ha ormai abbandonato quando, arrancando come uno sventurato, riesco ad arrivare a vedere Padre Dionisio. Sia lodato l’Universo: è finita. Ora non basta che scendere fino alla Società. Insomma….me l’aspettavo cattiva e così è stato. Ma almeno ho ripreso a correre. E ho già in mente cosa fare l’anno prossimo per darmi il colpo finale!

Buone corse Arcigni!   

"In bocca al Lupo!".....

…e adesso cosa devo rispondere?

Suvvia, sapete bene che la “mia” piccola rubrica non sempre è politically correct. A volte eccedo di presunzione, a volte utilizzo parole gergali, altre volte mi perdo in ragionamenti troppo arzigogolati. Quindi se sei una persona suscettibile e raffinata ti chiedo di non continuare a leggere. Sul raccordo ci sono 40 °C e potrai fare un bell’allenamento di ripetute. Torniamo, orsù, a noi. Devo essere sincero: è un po’ di tempo che sono allibito dalla nuova moda che sembra costringere i singoli ad uniformarsi non alla maggioranza, ma alla minoranza. Per l’amor del cielo. Non che ci sia nulla di male. Ognuno, in fondo, fa quello che preferisce. Mi fa però “strano” l’idea che per mangiare una bella salsiccia mi devo quasi chiudere in bagno come un adolescente che sfoglia PostalMarket, nella sezione intimo femminile, per non contrastare gli amici vegetariani, vegani, fruttariani e sassariani. Serate SoloVeg dove è peccato mortale aver qualcuno della propria famiglia a cui piaccia l’ agnello a Pasqua. Poi, cavolo, ormai sembra possibile sposarsi solo se sei diversamente etero. Però ognuno, ripeto, è libero di credere e fare quello che vuole….a meno che…..a meno che…

Non mi si tocchi la scaramanzia.

Perché io non sono scaramantico. Io vivo in un mondo popolato dalle superstizioni, da riti magici e scaramanzie. Guai a scendere dal letto col piede sinistro. Mai passare sotto una scala od una impalcatura. Rischio di essere schiacciato da una macchina ma MAI passerò sotto ad una scala o ad una impalcatura che compare sul marciapiede. Se un gatto nero, ma nero nero, mi attraversa la strada non c’è verso di farmi proseguire fino a quando uno sventurato passi per primo sul tragitto del felino. Sussulto quando vedo suore in numero pari e preti in numero dispari. Un bicchiere incrinato è un infausto presagio. Il sale che cade per terra richiede almeno un paio di esorcismi… E via così. E’ ovvio che ho dei problemi. Lo riconosco. Il “toccar ferro…ed altre cose” è pratica quotidiana.

Il vero dramma è che l’augurio più forte è ora messo in pericolo dall’incedere del buonismo assoluto verso gli animali. All’augurio “In bocca al lupo!” non si deve più rispondere con il salutare, comprovato, assolutamente funzionante “CREPI!” ma con un “Viva il lupo!”. Oddio oddio…ma dove siamo finiti. Qualche settimana fa non ho resistito e mi sono “appicciato” con una ragazza che su Facebook metteva foto di lupi che tenevano i propri cuccioli in bocca e spiegava che la “bocca del lupo” è il posto più sicuro del mondo…e, pertanto, l’augurio era foriero di benessere e sicurezza. Ma, punto 1, io non sono un cucciolo di lupo.

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Nulla da fare....

 

Eccomi qui. Ormai sono passati due mesi da quello “stok!” che per qualche giorno mi ha rimbalzato in testa. Stok. E da lì lo stop all’attività podistica. Leggevo, da qualche parte, che il dolore, quello fisico, quello vero, dura all’incirca 12 minuti. Il dolore che si sente dopo, in realtà, è autocommiserazione. Il piangersi addosso. Insomma…quello che non sono abituato a fare. Quindi tiriamo avanti e vediamo quando la maledetta caviglia si sistemerà. Si….si sistemerà, piano piano da sola. Dopo uso ed abuso di farmaci nella mia carriera sportiva ho deciso, nel 2001, che non mi serve nulla per allenarmi e gareggiare. Quindi, dopo aver constatato con un paio di radiografie che nessun osso si era fratturato, mi sono messo nelle mani di Andrea. Andrea è un osteopata che mi segue dal 1999, dai miei “anni d’oro” di voga e Palio. Andrea mi conosce benissimo. Sa quello che faccio nella vita e le sue mani mi hanno rimesso tante volte in piedi quando mi blocco per i miei dolori di schiena. Lo considero una sorta di stregone. Nessuna medicina. Solo pazienza e conoscenza del proprio corpo. Impacchi di argilla, che ho scoperto essere davvero incredibili, e riabilitazione con esercizi sulla tavoletta propriocettiva. Ormai il dolore che provo durante una corsetta di 100 metri scarsi è molto affievolito. Penso che potrò riprendere ad allenarmi a settembre. E sono contento di non aver usato medicine, infiltrazioni, cazzi e lazzi. Insomma…non dovendo presentarmi a Rio 2016 posso anche permettermi uno stacco dall’attività podistica. Il mondo dell’atletica non credo che rimpiangerà la mia assenza. Quindi, come tutte le estati, Canottieri con uscite in barca, in kayak e palestra. Tanta palestra. In modo da presentarsi a 37 anni in spiaggia e poter competere ancora con i ragazzini di 16 anni che fanno mostra della propria tartaruga. Io la tartaruga non l’ho mai sfoggiata ma avete da faticare, pivelli, prima di avere questi pettorali! E poi vi aspetterò, ormai vintage, quando arriverete voi a ridosso degli “anta”…. Però, eliminando il machismo da spiaggia, mi accorgo di quello che davvero mi manca della corsa. La corsa che piace a me, Quella sui sentieri non battuti, quella che ti porta dal mare verso le nuvole. Quella che fai da solo, sentendo solo il bum bum del tuo cuore ed il battito irregolare dei piedi fra radici, sassi e terra smossa. E, in fondo, sapete quello che davvero mi manca? Mi mancano quelle cose che maledicevo a fine di ogni corsa. Le spine delle piante che invadono il sentiero, le caviglie con i lividi, i piedi con delle vesciche nuove. Mi mancano gli accidenti di quando passi fra le ortiche o quando il sudore ti annebbia la vista. Mi mancano anche le cadute che mettono a soqquadro il tuo piccolo mondo e ti fanno ricordare che, prima di correre, dovresti quanto meno rimanere in piedi. Mi manca il maledire il troppo caldo che ti fa correre bagnato come se piovesse. Mi mancano le imprecazioni di quando ti dimentichi la vasella e tutto, nel tuo corpo, comincia a fare attrito con qualcosa. Mi manca il sapore dell’acqua calda nella borraccia. Mi manca arrivare in cima da qualche parte e maledirmi perché non ho le forze per tornare a valle. Ecco. Mi mancano un sacco di cose. Ma mica sono morto. Devo solo avere un po’ di pazienza e ricominciare piano piano a correre….e pensare a cosa fare nel 2016!

A presto Arcigni!

2017  A.S.D. Golfo Dei Poeti  By Simone Covre - Theme By Globbers 

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