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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

AbaBruno Trail

Perché?

Perché anche questa volta ci sono cascato? Altra  gara in programma altro massacro.

Ti domandano “Ma come fai?”. Risposta, semplice nella lucida follia: “Corro”. E difatti, riflettendoci la cosa è molto semplice. So da dove devo partire e so, più o meno, dove devo arrivare. Tutto quello che ci sta nel mezzo è a mia disposizione per correre, camminare, abbambinare, strisciare, esalare. E’ una cosa talmente facile che gli uomini delle caverne lo facevano. Gli aborigeni nella savana lo fanno ancora. Ed io sono fortunato: non mi segue nessun mammifero quattrozampe che vuole mangiarmi. Eppure ansia, paura e perdita di determinazione affiorano bastardi nei miei pensieri.  Suona la sveglia all’alba e vorrei piangere. Mi insulto mentre da ore il diluvio non mi da tregua e non c’è cm2 che non sembri una palude del Mekong.

Eppure si continua a voler andare avanti. In una sorta di masochismo isterico si sommano uscite mattutine, serali, notturne. Si rientra a casa come dei ladri, sperando di non essere visti da quelli che vivono il venerdì notte per fare quello che normalmente consente il proseguimento del genere umano. Poi una scintilla, un tonfo al cuore, un rutto post prandium. Ne trovi uno uguale a te che farà al tua stessa cosa. Allora sei tutto contento e lo squadri. La barba è già quella del trailer, anche se gli anni l’hanno fatta più bianca (ma potrebbe essere un sottile trucco psicologico). Non scorgi l’orologio: il porco l’avrà nascosto per non farmelo rub….riportare alla vedova. E poi ti metti d’accordo e parti. Ovviamente il Fato ti adora e ti presenta una giornatina di quelle che ti fanno pensare ad Heidi che corre nei pascoli verdi, una di quelle giornate che ti fanno sentire già il profumo dell’ olio solare alla Palmaria. L’allerta neve era preannunciata, ma questi spettri di catastrofi non vengono mai presi in considerazione dai trailers. Due risultano già dispersi verso Tellaro, noi non riusciamo a lasciare la città e decidiamo di andare verso il Santa Croce.  Comincia la salita, che rispetto a quello che ci toccherà fare sembra una jacuzzi calda, e cerchiamo di arrivare alla Madonna dell’Olmo. E da lì si sale si sale si sale. La strada è tutta bianca ed i piedi affondano nella neve. “Cavolo AbaBruno (Bruno Abate) qui ci ritrovano a  primavera…” quelle frasi che dici per tirarti su il morale mentre la città è nascosta dalle nuvole, dalla nevicata e da chissà cosa d’altro. Poi cerchi di non perderti un’altra volta (vedi Sgnurfolando nella nebbia)….e cerchi di capire perché ti perdi solo te e mai una bella turista americana…..fino a quando, ricordando i reduci dell’Armir arrivi al rifugio. Profumo di casa (in realtà un misto di vino, sudore e capra) e ti senti come Rigoni Stern nel “Sergente della neve”. Qui nessuna babuska ad aspettarci con la zuppa russa calda….ma una bottiglia di brandy fa comunque piacere.  Scriviamo sul taccuino del rifugio…ultimo ricordo per i posteri… e ci rilanciamo verso la tormenta per tornare in città Forse 2 ore e mezzo. Forse 10 km (tirandoli un po’…) ma vuoi mettere quando sei a correre e ti diverti come un bambino?

Alla prossima Arcigni.

...devo inserire delle foto...le metterò più avanti...se non vuoi aspettare puoi vederle al LeClerc.....

Commenti   

 
0 #1 brumenca 2013-03-05 19:09
abata 7 aba 32 molto preoccupato!!!! !!!!!!!!!
Citazione
 
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