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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

Elogio della Fatica

Eccomi qui,

passato il periodo estivo fatto di ferie, Palio e poi il TGP finalmente riprendo con la mia costanza da ultra tapascione a mantenere viva la nostra rubrica.

Adesso, rientrato nel trantran lavorativo, ho tempo, soprattutto durante le trasferte in macchina, di far vagare i miei pensieri che, in molti casi, arrivano a propinarmi ultratrail, megatrail, prove di forza inumane.

Allora mi sono messo a pensare: “perché lo faccio?”. Corro 3 volte la settimana con gli amici della Canottieri per un periodo che va da un’ora all’ora e mezzo. Aggiungo un po’ di pesi ed, in teoria, sarei anche contento così. Mi trovo in forma, tenendo conto dell’età e del tipo di lavoro svolto…..potrei continuare così e vivere tranquillamente “di rendita” con tutto lo sport fatto nel corso di questi ultimi 25 anni. Invece no. Mi piace andarmi a misurare sulle lunghe distanze, girare tra i boschi 3 4 od 8 ore, spesso da solo. Mi iscrivo alle gare e cerco di portarle a termine. Non lo faccio per l’adrenalina che danno i tifosi all’arrivo (e chi è sceso nel “catino” del Palio del Golfo alla Morin può capire cosa intendo) e non lo faccio nemmeno per vantarmi con altri corridori. Nel senso…se volessi “fare il figo” le 3 ore e 25 sulla maratona non me lo consentono. Tanto meno i tristi tempi sulla mezza. Si…non penso di poter andare a Rio tra 3 anni. E nemmeno i tempi sui trail. Siamo onesti: vado piano. Vengo dopo i tre quarti degli iscritti.

Quindi posso escludere il “fa figo” fra le componenti che mi spingono a fare questo tipo di corse. Ovvio che lo stare soli mi fa stare bene e mi rilassa. Ma potrei anche fare yoga in modo da evitare dolori alle gambe e la famiglia abbandonata per mezze od intere giornate.

 

Non sarà che ho sviluppato un approccio diverso alla corsa? Ossia non correre per qualcosa, non correre per stare bene…ma forse correre per  dimostrare a se stessi che, dopo tutto, possiamo fare (quasi) qualsiasi cosa? Sembra una buona corrente di pensiero. Ho girovagato a lungo con i miei pensieri, unendo ricordi di gare lontane (anche nel canottaggio) ad emozioni più vicine. Un arrivo, una salita, un abbandono. Il sapore del fango in bocca, la sensazione del sudore che evapora lasciando il sale intorno agli occhi. Le gambe che fanno male in salita e che fanno male pure in discesa (e qui qualcosa non torna mica…).Il sole, la pioggia la nebbia. Si, ormai ci sono. Ormai intravedo la mia Verità, la Scrittura, il monolite nero che mi fa fare queste piccole “follie”.

E’ il gusto di faticare. Un vero e proprio Elogio della Fatica. Quel senso di libertà che provo mentre mi maledico in qualche salita. Lo spogliarsi di tutto quanto mi ha dato la società per riuscire a fare una cosa da solo. Correre e FATICARE. Perché correre e stare bene non esiste. Starò bene dopo (dopo….dopo…) ma mentre corro fatico. Se cazzeggio e chiacchiero non sto correndo, sto cazzeggiando. Fa bene anche cazzeggiare, ma non è quello che, poi, mi farà stare davvero bene.

Riscoprire la Fatica. La Fatica vera. Quel tipo di fatica che posso permettermi di non fare più. Non faccio nemmeno la fatica di prendere un treno, uso la macchina. Non faccio la fatica di sudare perché ho l’aria condizionata in casa ed in ufficio (ed in macchina). Non faccio la fatica di camminare perché uso lo scooter e l’ascensore mi permette di non fare nemmeno le scale. Se fossi, adesso, a scuola non dovrei nemmeno caricarmi di tomi alla Mazzini per una ricerca…c’è internet e un dito sul touchscreen (ancora meno faticoso che pigiare i tasti) mi crea una wikipediana ricerca da premiarsi, almeno, con un 7.

Corro, fatico e ritrovo le sensazioni che, come essere umano, dovrei avere sempre vissuto. Sempre coccolato da mille comodità, mille vizi, mille modi di non fare, o fare senza faticare. Invece fatico, voglio faticare. Arrivare lassù in cima, dovessi metterci un’ora o un giorno, ma arrivarci da solo, solo con le mie gambe, il mio cuore ed i miei polmoni. Magari oggi no, ma domani ,forse ci arriverò. E null’altro potrà darmi quella sensazione di dolore che la fatica riesce a regalarmi. Il cuore che pulsa nelle tempie, la gola secca che brucia e le gambe che, nonostante tutto, ci provano lo stesso a spingere.   

Ci sono. Voglio Faticare. Mi piace Faticare. Magari sarei voluto nascere con la passione per le auto sportive od il cinema o la pittura. Invece sono nato, e forse cresciuto, così…cosa posso farci!

 

Ci vediamo presto sui sentieri.

Ps: il raccordo è pure in leggera discesa, li non fatichi….

 

Jacopo

Commenti   

 
+1 #1 CaterinaPagano 2013-09-16 21:15
Guru! Jacopo non potevi dirlo meglio!
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0 #2 DavideAnge 2013-09-18 15:02
Stupenda descrizione..! Complimenti Jacopo! :-)
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0 #3 fabrizio Loffredo 2013-10-26 22:16
Grande elogio alla fatica espressa in tutta la sua sostanza..bravo jacopooo
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