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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

Ни шагу назад! Non un passo indietro!

Ни шагу назад! Non un passo indietro!

E’ con questo famoso ordine di Josif Vassilionovich che io e Bruno e la marea gialla partiamo alle 7.30 da Monterosso. Su FB ci sono tante foto, tante descrizioni, tanti like su questa prima edizione dello Sciacchetrail. Ho fatto passare il trambusto legato ai primi giorni del “dopo” per poter far “lievitare” alcune idee e riflessioni che si erano nascoste nella corteccia del mio cervello, sbalottato su e giù per qualche migliaio di scalini. Cosa dire? Che è stato bellissimo non si deve nemmeno discutere ma, a me, le cose che più piacciono in una gara sono quelle che, tempo dopo, fanno ancora sorridere.

 

 

Come il Treno Giallo che si forma all’inizio, subito dopo la salitella corribile del Mesco. Stefano, Bruno, Marco (?), Cristina ed io. Agguantiamo anche Annalisa e  partiamo verso Soviore con sbuffi degni della Transiberiana. Maciniamo km e dislivello, saltiamo buche e procediamo spediti verso gli obiettivi... In realtà sembriamo più un regionale carico di famigliole che vanno al mare, quei treni stracarichi e caldi, con i finestrini aperti nel trambusto rumoroso delle gallerie, che si fermano quasi ad ogni casa, pieni di afrori che vanno dall’olio abbronzante, alle tegliette cuki di melanzane alla parmigiana….. ma l’idea della Transiberiana rende più epica la cosa. Da qui in poi idee sfocate che ricordo così…

La strategia Segreta di Bruno, coltivata in notti insonni, tiene la prova della gara e ci fa giungere alla fine.

Pietro Castellini: è una grandissima lepre. Il senso di gregario e del gioco di squadra gli scorre nel sangue. “Ci fai da lepre Pietro?” “Si, certo! Andiamo!” E parte a 4 al km lasciandoci come Wile Coyote a vedere la scia di fumo di Bip Bip. Grazie, Pietro.

La Coach Sara che ci aspetta 2 km dopo l’Aia. Ho un ricordo confuso, forse i primi sintomi dell’overdose da acido lattico. Scorgo Simone, vedo Sara. Fumo da tenda indiana, lampi di sole fra la polvere del sentiero. “Ho raccolto i sassi!” esclama lei, come se fosse la cosa più naturale e normale del mondo. Si intende con Bruno, che annuisce come un saggio apache. Stefano va oltre lasciandomi a rimuginare.. “Sarà una scaramanzia” penso io, guardando una serie di sassolini allineati come a formare tavole magiche di tarocchi od infernali Giri dell’Oca. Chissà…….

Stefano. Pure con un passo ed una “gamba” migliore delle nostre capisce che la Strategia funziona e si accoda, da il cambio e tira. Il suo ottimo fiuto ci fa trovare pure una fanciulla americana (voto della giuria 8/9) che, grazie alla scia di ormoni, ci regala qualche secondo al chilometro. Altre scoperte, sempre due americane, (voto giuria 6 scarso, ma premiamo l’impegno).

La Beccara. Era la salita temuta. Arriviamo carichi alla sua base e la sfidiamo a testa alta, rifacendoci all’epopea della grande Guerra Patriotica, partiamo all’urlo “Po Rodina, Po Stalina, urrà urrà urrà” (per la Patria, per Stalin). Sembriamo un gruppo corazzato. Nucleo blindato di muscoli e tendini che salgono verso il blu del cielo, con passo sicuro e deciso. In realtà Bruno, arrivati in cima, osserva: “Sembriamo un gruppo di dializzati”. E questo la dice lunga sulla nostra condizione lungo i corribili scalini della salita.

La vasella. La vasella è amica di tre gruppi di persone. Dei diversamente etero, di chi si tatua e dei corridori (si può fare anche un mix). E chi parte senza vasella e con i pantaloncini sgambati per fare 47 km? Siamo in tre. Non siamo ne Stefano ne io. Il cerchio si stringe. “Bruno ma la vuoi?” “No, aspetto”. “No, aspetto”. “No, aspetto”. “Bruno guarda che hai delle gocce di sangue sulla gamba….” Ma qui nasce l’Eroe. Infatti.....

Il bambino con un nuovo mito. A Volastra Bruno decide che, dopo 20 km di porcodiare, è giunta l’ora di mettersi la vasella. Per farlo, però, deve togliersi le mutande. Nonostante il nutrito gruppo di villiche che non aspettano altro ed infilano banconote finte nei suoi pantaloncini, il Bruno nazionale si avvicina al banco del ristoro e dice “posso prendere il coltello?”. Silenzio che gela il sangue e le ossa. Suspence.  Con l’arma in mano si gira, si ravana per un po’ intorno ai gioielli di famiglia ed oplà, butta via le malefiche mutande. Un bambino lì presente osserva muto tutta la scena e poi esclama “Mamma, quello lì è proprio tosto”. Un nuovo super eroe è nato.

Le mutande di Bruno sono ora esposte come ex voto ed attirano frotte di pellegrini alla ricerca della Via per giungere alla felicità. Io, comunque, non li invidio.

Lo sguardo di Bruno a Manarola. In una foto io e Stefano siamo rilassati e sorridenti. Bruno no. Bruno sembra uno di quei portatori neri nei film degli anni 40. Quel genere di portatore che, ad un certo punto, esclama “Zambo non venire. Valle infestata da anime cattiva. Se Buana andare, Buana morire. Zambo scappa” Forse, avendo pianificato l’intera gara, era ben conscio di quanto ci saremmo ancora trovati di fronte. Minchia, Bruno, avevi ragione.

L’odore del sangue. Essendo partiti nelle retrovie abbiamo potuto agguantare e superare diversi corridori che, a nostra differenza, non avevano la strategia segreta. Uno dopo l’altro sono caduti sotto il nostro ritmo infernale da dializzati. Solo uno è riuscito a sfuggire alla nostra caccia….. ma tanto lo so che ci stai leggendo….e ti dico che sappiamo dove abiti, bastardo!

La grande fuga. Alla fine, nonostante il successo tattico e strategico, alcuni miserrimi cercavano di raggiungerci. Abbiamo tentato di tutto per difendere la nostra posizione, guadagnata con sudore, sangue e fatica. Ad ogni curva che nascondesse il nostro incedere un repentino scatto metteva metri e dislivello tra noi ed i mastini inseguitori. Alla fine della scalinata verso Monterosso Stefano ferma due turiste ucraine, uscite dalla Scuola Superiore di Milf di Kiev. “Ne sta arrivando uno. Fermatelo. Chiedetegli qualcosa. Baciatelo!”. Grande Stefano. Sei entrato appieno nella parte

 

Inchino finale. Nessun piano  perfetto senza il gran finale. Il fuoco di artificio che chiude la kermesse. Avevamo assoldato due ballerine di Night Club ma il treno era in ritardo. Quindi per chiudere in bellezze cosa di meglio di un inchino? Per ringraziare chi ha organizzato, chi ha corso, chi ha corso con noi e chi è andato più veloce di noi (quasi tutti…). Per chi abbiamo salutato. Per chi ci è venuto a vedere. Per la turista americana patata. Per chi era ai ristori. Per tutte le persone del Soccorso. Per chi ha fatto il tifo…..

 

……per te che ci hai superato no…….guardati alle spalle…

 

Ciao Arcigni!!!

Po Rodina….Po Stalina!!!!

Commenti   

 
0 #1 brumenca 2015-04-23 10:59
ti sei superato ho riso cosi tanto che mi fanno male gli addominali
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0 #2 stefano 2015-04-23 17:31
Grandissimo resoconto è un onore correre al vostro fianco.
Far parte dei tuoi famosissimi resoconti è la meritata ricompensa dopo tanta fatica..... anche io adesso e per sempre farò parte della storia....
Citazione
 
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