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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

STOK!

 

 STOK! Suono limpido ma che arriva ovattato alle orecchie. A corricchiare con Luca mentre Marco ci segue in bici. Andatura da chiacchera e risate. Luca il nuovo lavoro, Marco che va a Londra da un amico per farsi tatuare. Programmi, problemi, vacanze e cazzeggi. Prendiamo Viale Amendola continuando a caracollare in tranquillità, forse non siamo nemmeno ancora caldi. Poi quel suono, STOK. Che arriva dritto al cervello, forse attutito dal battito leggero del cuore o dai muscoli che attraversa prima di arrivarmi nel mezzo della scatola cranica, prima ancora che al timpano. Vedo l’asfalto avvicinarsi repentinamente, le mani che si protendono a parare il colpo. Gattono come un poppante per evitare sbucciature e mi trovo volto al cielo. Cielo azzurro e una strana sensazione. STOK! L’ho sentito io e lo ha sentito anche Luca che correva al mio fianco. STOK! Sento solo un formicolio che sale dalla gamba sinistra. Faccio per alzarmi. Ma vedo davanti agli occhi tanti lumini mentre, contemporaneamente, mi si blocca il fiato in gola. Ecco, ci siamo, ora svengo. Penso che stavolta l’ho fatta grossa. Freddo. Mi sento, e mi vedono, bianco. STOK! Maledetto rumore giunto alle mie orecchie e nei miei pensieri con la velocità e la cattiveria di una automobile che ti tampona,quando come sei tranquillo al semaforo e qualcuno troppo impegnato nei suoi pensieri ti centra dietro senza nemmeno il tempo di farti trattenere l’aria nei polmoni e chiudere gli occhi in attesa che sia passato tutto. Tendini ammucchiati in uno scontro ingiusto. Non riesco ad alzarmi. Arriva Luca che mi porta un sacchetto pieno di ghiaccio. Ringrazio lui ed il Cielo che mi ha fatto spaccare qualcosa a meno di un chilometro dalla Canottieri. E ringrazio il buff, che scopro essere adattato anche a fasciatura con la quale legarmi il ghiaccio intorno alla caviglia. Mi alzo con attenzione, In realtà non sento nemmeno più male. Non sento dolore. Solo il bum bum del cuore che rimbomba all’altezza della giugulare. Benedetta adrenalina. Non ti fa sentire nulla. In una sorta di trance di drogato comincio a muovere i primi passi. Ma non è una storta. Quelle storte prese decine di volte, quando magari corri sui sentieri. Ma la velocità ti proietta in avanti, non carichi il peso tutto su una giuntura. E poi, dai, mica sono un fuscello. Però, no, dai. Sono allenato. Non posso essermi fatto male. Grazie amici di lungo corso che mi portate verso la meta della Velocior. STOK! Penso come cavolo ho fatto mentre sono sotto la doccia, il ghiaccio ancora li. Si gonfia, si è gonfiata quasi subito. Airbag che si gonfia con il colpo secco contro l’asfalto. Ogni tanto mi manca il fiato ma riesco ad arrivare a casa. Tre piani a piedi. “Lenta processione all’alba nel deserto” mi trovo a canticchiare mentre vado su uno scalino alla volta, tirandomi su a forza di braccia grazie alla balaustra. Avrò perso una caviglia ma non perdo l’ ironia. “Ecco che fa il suo ingresso trionfale Enrico Toti!”. In realtà vivo un dramma. Il male ora è tanto. RICE: Rest Ice Compression Elevation. Di notte piango ed il male mi fa contrarre i muscoli dello stomaco in piacevoli conati di vomito. Per fortuna ho praticamente saltato la cena. STOK! Appena chiudo gli occhi. Bravo Jacopo, i 5 minuti del coglione questa volta stanno a te. Va beh, nulla di rotto, spero. Basterà avere un pochino di pazienza e fare dell’altro, nel frattempo. STOK!

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