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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

Nulla da fare....

 

Eccomi qui. Ormai sono passati due mesi da quello “stok!” che per qualche giorno mi ha rimbalzato in testa. Stok. E da lì lo stop all’attività podistica. Leggevo, da qualche parte, che il dolore, quello fisico, quello vero, dura all’incirca 12 minuti. Il dolore che si sente dopo, in realtà, è autocommiserazione. Il piangersi addosso. Insomma…quello che non sono abituato a fare. Quindi tiriamo avanti e vediamo quando la maledetta caviglia si sistemerà. Si….si sistemerà, piano piano da sola. Dopo uso ed abuso di farmaci nella mia carriera sportiva ho deciso, nel 2001, che non mi serve nulla per allenarmi e gareggiare. Quindi, dopo aver constatato con un paio di radiografie che nessun osso si era fratturato, mi sono messo nelle mani di Andrea. Andrea è un osteopata che mi segue dal 1999, dai miei “anni d’oro” di voga e Palio. Andrea mi conosce benissimo. Sa quello che faccio nella vita e le sue mani mi hanno rimesso tante volte in piedi quando mi blocco per i miei dolori di schiena. Lo considero una sorta di stregone. Nessuna medicina. Solo pazienza e conoscenza del proprio corpo. Impacchi di argilla, che ho scoperto essere davvero incredibili, e riabilitazione con esercizi sulla tavoletta propriocettiva. Ormai il dolore che provo durante una corsetta di 100 metri scarsi è molto affievolito. Penso che potrò riprendere ad allenarmi a settembre. E sono contento di non aver usato medicine, infiltrazioni, cazzi e lazzi. Insomma…non dovendo presentarmi a Rio 2016 posso anche permettermi uno stacco dall’attività podistica. Il mondo dell’atletica non credo che rimpiangerà la mia assenza. Quindi, come tutte le estati, Canottieri con uscite in barca, in kayak e palestra. Tanta palestra. In modo da presentarsi a 37 anni in spiaggia e poter competere ancora con i ragazzini di 16 anni che fanno mostra della propria tartaruga. Io la tartaruga non l’ho mai sfoggiata ma avete da faticare, pivelli, prima di avere questi pettorali! E poi vi aspetterò, ormai vintage, quando arriverete voi a ridosso degli “anta”…. Però, eliminando il machismo da spiaggia, mi accorgo di quello che davvero mi manca della corsa. La corsa che piace a me, Quella sui sentieri non battuti, quella che ti porta dal mare verso le nuvole. Quella che fai da solo, sentendo solo il bum bum del tuo cuore ed il battito irregolare dei piedi fra radici, sassi e terra smossa. E, in fondo, sapete quello che davvero mi manca? Mi mancano quelle cose che maledicevo a fine di ogni corsa. Le spine delle piante che invadono il sentiero, le caviglie con i lividi, i piedi con delle vesciche nuove. Mi mancano gli accidenti di quando passi fra le ortiche o quando il sudore ti annebbia la vista. Mi mancano anche le cadute che mettono a soqquadro il tuo piccolo mondo e ti fanno ricordare che, prima di correre, dovresti quanto meno rimanere in piedi. Mi manca il maledire il troppo caldo che ti fa correre bagnato come se piovesse. Mi mancano le imprecazioni di quando ti dimentichi la vasella e tutto, nel tuo corpo, comincia a fare attrito con qualcosa. Mi manca il sapore dell’acqua calda nella borraccia. Mi manca arrivare in cima da qualche parte e maledirmi perché non ho le forze per tornare a valle. Ecco. Mi mancano un sacco di cose. Ma mica sono morto. Devo solo avere un po’ di pazienza e ricominciare piano piano a correre….e pensare a cosa fare nel 2016!

A presto Arcigni!

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