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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

 A cura di Jacopo Borniotto

STOK!

 

 STOK! Suono limpido ma che arriva ovattato alle orecchie. A corricchiare con Luca mentre Marco ci segue in bici. Andatura da chiacchera e risate. Luca il nuovo lavoro, Marco che va a Londra da un amico per farsi tatuare. Programmi, problemi, vacanze e cazzeggi. Prendiamo Viale Amendola continuando a caracollare in tranquillità, forse non siamo nemmeno ancora caldi. Poi quel suono, STOK. Che arriva dritto al cervello, forse attutito dal battito leggero del cuore o dai muscoli che attraversa prima di arrivarmi nel mezzo della scatola cranica, prima ancora che al timpano. Vedo l’asfalto avvicinarsi repentinamente, le mani che si protendono a parare il colpo. Gattono come un poppante per evitare sbucciature e mi trovo volto al cielo. Cielo azzurro e una strana sensazione. STOK! L’ho sentito io e lo ha sentito anche Luca che correva al mio fianco. STOK! Sento solo un formicolio che sale dalla gamba sinistra. Faccio per alzarmi. Ma vedo davanti agli occhi tanti lumini mentre, contemporaneamente, mi si blocca il fiato in gola. Ecco, ci siamo, ora svengo. Penso che stavolta l’ho fatta grossa. Freddo. Mi sento, e mi vedono, bianco. STOK! Maledetto rumore giunto alle mie orecchie e nei miei pensieri con la velocità e la cattiveria di una automobile che ti tampona,quando come sei tranquillo al semaforo e qualcuno troppo impegnato nei suoi pensieri ti centra dietro senza nemmeno il tempo di farti trattenere l’aria nei polmoni e chiudere gli occhi in attesa che sia passato tutto. Tendini ammucchiati in uno scontro ingiusto. Non riesco ad alzarmi. Arriva Luca che mi porta un sacchetto pieno di ghiaccio. Ringrazio lui ed il Cielo che mi ha fatto spaccare qualcosa a meno di un chilometro dalla Canottieri. E ringrazio il buff, che scopro essere adattato anche a fasciatura con la quale legarmi il ghiaccio intorno alla caviglia. Mi alzo con attenzione, In realtà non sento nemmeno più male. Non sento dolore. Solo il bum bum del cuore che rimbomba all’altezza della giugulare. Benedetta adrenalina. Non ti fa sentire nulla. In una sorta di trance di drogato comincio a muovere i primi passi. Ma non è una storta. Quelle storte prese decine di volte, quando magari corri sui sentieri. Ma la velocità ti proietta in avanti, non carichi il peso tutto su una giuntura. E poi, dai, mica sono un fuscello. Però, no, dai. Sono allenato. Non posso essermi fatto male. Grazie amici di lungo corso che mi portate verso la meta della Velocior. STOK! Penso come cavolo ho fatto mentre sono sotto la doccia, il ghiaccio ancora li. Si gonfia, si è gonfiata quasi subito. Airbag che si gonfia con il colpo secco contro l’asfalto. Ogni tanto mi manca il fiato ma riesco ad arrivare a casa. Tre piani a piedi. “Lenta processione all’alba nel deserto” mi trovo a canticchiare mentre vado su uno scalino alla volta, tirandomi su a forza di braccia grazie alla balaustra. Avrò perso una caviglia ma non perdo l’ ironia. “Ecco che fa il suo ingresso trionfale Enrico Toti!”. In realtà vivo un dramma. Il male ora è tanto. RICE: Rest Ice Compression Elevation. Di notte piango ed il male mi fa contrarre i muscoli dello stomaco in piacevoli conati di vomito. Per fortuna ho praticamente saltato la cena. STOK! Appena chiudo gli occhi. Bravo Jacopo, i 5 minuti del coglione questa volta stanno a te. Va beh, nulla di rotto, spero. Basterà avere un pochino di pazienza e fare dell’altro, nel frattempo. STOK!

Ни шагу назад! Non un passo indietro!

Ни шагу назад! Non un passo indietro!

E’ con questo famoso ordine di Josif Vassilionovich che io e Bruno e la marea gialla partiamo alle 7.30 da Monterosso. Su FB ci sono tante foto, tante descrizioni, tanti like su questa prima edizione dello Sciacchetrail. Ho fatto passare il trambusto legato ai primi giorni del “dopo” per poter far “lievitare” alcune idee e riflessioni che si erano nascoste nella corteccia del mio cervello, sbalottato su e giù per qualche migliaio di scalini. Cosa dire? Che è stato bellissimo non si deve nemmeno discutere ma, a me, le cose che più piacciono in una gara sono quelle che, tempo dopo, fanno ancora sorridere.

 

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Ci vediamo alle 11

Alle undici varco il cancello della scuola. Piazzale vuoto, sotto al sole tiepido di marzo. E’ qui che facciamo i nostri incontri da quasi due anni. Che poi a cosa servano non lo so. 10 minuti scarsi, nel frattempo io sono distratto dalle mamme Milf che vanno ad udienza mentre Bruno cerca di tenere un contegno di fronte alle frotte di alunni che escono come bestie al pascolo dal portone, ora aperto alle orde di ragazzini in crisi ormonali inquadrati da pantaloni con gli inguardabili risvoltini. In effetti non mi ricordo nessuna di queste riunioni segrete che abbiamo portato qualcosa di concreto alla nostra preparazione pseudo atletica. Un tempo era la Abbots’, poi garette varie, ora lo Sciacchetrail. Stamani sto osservando la strumena di adolescenti che corre verso il bar della scuola. Sono sollevato perché penso che fino a quando le generazioni future saranno di questa risma il posto di lavoro non solo è salvo….è proprio assicurato. Arriva, finalmente, il Bruno Nazionale: indossa una sobria felpa nera e gialla con le scritte societarie. Le scarpe da trail gialle completano l’outfit: un po’ uomo tecnico un po’ trailer un po’ minchione. Ci guardiamo seri dopo aver fatto la parte centrale dello Sciacchetrail. Lui prima con l’ Homo Riomajorensis (Marco) ed il buon Bacci, io poco dopo con la Banda dei Malandrini. “Bene, Bornio, siamo nella merda!” Mi rincuora subito, ancora prima del classico “Ciao”!. Infatti. Infatti si, caro Bruno. Ce la siamo cercata. La Beccara non l’avevo mai fatta. Sarà come un calcio nei denti dopo il giro di boa del trail. In compenso abbiamo ancora da sorbirci la salita verso Volastra ed altri saliscendi che saranno ad attenderci bravi bravi come una raccomandata di Equitalia. La strategia della gara viene elaborata all’interno del bar, fra un effluvio di ascella e risolini di ragazzine in attesa di qualche orgia da weekend: Bruno beve piano un sorso  di spuma chiara servita a 39 gradi sottozero. Io nel frattempo agguanto il mio latte caldo. Ok, Ok, so che la cosa non fa molto eroi e sembriamo piuttosto due vecchietti alla bocciofila…ma questo è quello che passa il convento. Quindi accontentatevi e non rovinate il crescente climax. .“Partiamo piano, andiamo piano e cerchiamo di finire”. Dice lui, serio, con un pezzo di labbro ancora attaccato al bordo del bicchiere ghiacciato. Lo guardo anche io serio. Non penso che Napoleone avesse potuto architettare un piano migliore. Appoggio il bicchiere al bancone. Lo guardo ed annuisco. Mi servirebbe anche un cesso nelle vicinanze; l’effetto del latte caldo è quasi immediato sul mio intestino, ma cerco di non pensarci e confermo che la strategia, di certo elaborata in notti insonni e studi maniacali su internet e su tomi di preparazione atletica, mi sembra geniale. Partiamo ed arriviamo. Si, Bruno. Facciamo così. Il buon Bacci sarà troppo veloce per noi e di certo anche il Riomaggiorese andrà in fuga. Probabilmente ritroveremo il suo corpo sulla Beccara dopo che avrà salutato la famiglia. Scherzi del destino. Comunque il dado è tratto. L’iscrizione è fatta. Le imprecazioni sono già calde e le americane già sul percorso. Andiamo!

2018  A.S.D. Golfo Dei Poeti  By Simone Covre - Theme By Globbers 

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