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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

la mia 100km del Passatore

Impensabile per molti, impronunciabile per altri, ma se provi solo a parlarne in compagnia, ti guadagni l’appellativo di “PAZZO”, ti dicono -a occhi sgranati-:
Solo i pazzi la fanno, cento chilometri sono troppi, se ti vuoi rovinare, falla, ti farai solo del male. 
Questo mi è accaduto qualche volta nello spogliato del campo di atletica, non sapevano ma mi stavo caricando!
Poi ci sono gli altri, quelli che l’han fatta, dicono che è una gara magica, unica nel suo genere, un’esperienza da non perdere, da provare assolutamente anche solo per una volta al mondo per uscirne più forti, è una stimolazione continua che ti entra dentro fin dal primo metro ma se non provi non ne capirai mai il senso, la sensazione.
Poi ci sono gli irriducibili come Cristina e Giorgio che sono qui per la decima volta o Fabrizio che la corre per la sesta.
Walter Fagnani li batte tutti, è un simpatico giovanotto di Verona (classe 24) che, a soli 90 anni è pronto ai nastri di partenza per la sua 41^ volta su 42 edizioni (UN MITO), allora ti chiedi quale motivazione li spinga a cosi tanto, deve essere veramente forte, allettante da provare o magico da scoprire.
Tanto è bastato per incuriosirmi e provarla a correre, parliamo della 100 KM DEL PASSATORE, una gara dura ed emozionante, lunga e divertente, è uno degli eventi più partecipati dell’intero panorama podistico internazionale che permette, a tanti atleti e non, di poter vivere delle sensazioni che, definir uniche è riduttivo, questa è la sua forza.

La via della 100 ne è il suo percorso, si snoda tra Toscana ed Emilia Romagna, si parte da Firenze (ore 15:00) per toccare località interessanti come Fiesole, Borgo San Lorenzo, Marradi, Brisighella, l’arrivo è a Faenza.
Il ritrovo a Firenze (Piazza della Signoria) è frenetico e movimentato, la gente è veramente tanta, e un formicaio di gambe, numeri e colori che, in ordine sparso si concentra da un punto all’altro della Piazza per formare file impazienti.
Si pensa a ritirare il proprio titolo di viaggio, valido per un unico viaggio di sola andata (il pettorale).
L’agitazione del pre gara ti conduce in fretta per altre “composte” file presso i bagni chimici.
Mentre l’ora X si avvicinava, scorsi il mitico Walter che veniva intervistato da una TV locale, non dovevo perdere l’occasione di conoscerlo, mi avvicinai con molta circoscrizione, gli chiesi se potevo fare una foto con lui, si rese disponibile, mi feci ancora coraggio, sapevo di avere davanti un personaggio unico, la domanda sorse spontanea; come imposterebbe la gara se fosse al mio posto?
Mi rispose che l’unica cosa da fare era partire molto piano, la distanza da coprire è enorme, il percorso è duro, bisogna aver pazienza e aspettare gli ultimi 10 Km, qui inizia la gara, nel salutarmi mi disse sorridendo: 
CI VEDIAMO A FAENZA.
Non potevo trovare di meglio per la mia iniziazione alla 100.

Ore 14:50, manca poco, via dei Calzaiuoli è già piena all’inverosimile, davanti a me un muro quasi impenetrabile, a occhio e croce saranno duemila persone, le gambe scalpitano dalla voglia di partire per uno START atteso da qualche tempo.
Fa caldo, l’umidità si fa sentire, ma chi è che mi chiama? 
Dalla calca stanno urlando il mio nome, sono Cristina, Giorgio e Fabrizio che mi stanno chiamando per salutarmi e –assieme- fare una foto.
Con me dovevano esserci altri due Arcigni (Basilio e Marco), persi - “prematuramente”- prima di confluire nelle griglie di partenza. 
Non li ho mai più ritrovati.
Cristina mi chiede da subito cosa voglio fare, conosce le mie intenzioni... 
A dire il vero non ho ancora la certezza di potercela fare poiché, in allenamento non sono mai andato oltre le 4 ore di corsa continuata e qui si tratta di correre quattro volte di più...
Devo partire con qualcuno, lei mi consiglia di seguire Giorgio (più veloce di lei), capace di correrla in dodici ore.
Mi ripetevo -continuamente- che, infondo è la prima volta che corro i cento chilometri, la mia regola; l’ho sempre rispettata per tutte le prime (mezza maratona e maratona), è che non devo assolutamente guardare il cronometro, devo solo godermela e arrivare –divertito- al traguardo.
Questo deve essere l’obiettivo per evitare che il divertimento, il sogno si trasformi in incubo.
Decisi ugualmente di partire al tallone di Giorgio, manca davvero poco, solo l’istante di un beneaugurante in bocca al lupo e..

VIA, lo sparo avvia il countdown di un fine settimana indimenticabile, il GPS non parte, non importa, forse non c’è campo o -come al solito- ho pigiato il pulsante sbagliato dall’emozione, non c’è tempo, devo seguire la mia lepre.
Solo il tempo di fare un centinaio di metri e… una leggerezza da veri principianti; ho la scarpa destra allentata, si sta slacciando!
E’ inutile far finta di niente; DEVO FERMARMI!
Ero affogato in una marea umana, centinaia le persone che mi precedevano, chissà quante altre ancora dietro, dovevo accostare, stare attento a non caricarmi qualcosa o qualcuno, ci misi parecchio prima d’uscire da quella bolgia di braccia sgomitanti, persi anche Giorgio.
Ripartii subito dopo, nel rituffarmi in quel fiume in piena ritrovai Cristina, corsi con lei fino a Piazza Edison (4^ Km), qui, il ristoro è già preso d’assalto a causa del grande caldo, afferrai anch’io il mio bicchiere d’acqua, nel ripartire mi accorsi che Cristina non c’era più!
Ma sì.. dai, non fasciamoci la testa; si parte assieme per arrivare da soli, ognuno deve fare la propria gara, forse è meglio cosi, rischierei d’esser condizionato e non capire per leggere la mia.
La strada per Fiesole è già in salita, la prossima tappa è la Vetta le Croci a 518 metri s.l.m., ci si arrampica per la prima vera salita, la vetta è a soli dodici chilometri e mezzo, si è ancora tutti “freschi”, qui mi raggiungerà la persona che mi seguirà per tutta la gara, testimone della mia personale impresa.
E’ Claudio (il mio accompagnatore) che, con la sua bicicletta da corsa mi farà compagnia giorno e notte fino a Faenza, per lui sarà una passeggiata di rodaggio, a Luglio disputerà la Maratona delle Dolomiti.
Era un continuo superare e farsi riacciuffare ad ogni ristoro (ogni 5 Km), la distanza da percorrere era ancora tanta, la respirazione si face sempre più affannosa su un dislivello sempre più grande, già maturo per spingere -un attimo- per provare testa e gamba. . Ad un certo punto si sente urlare, ridere a squarcia gola, su di noi scendono –rinfrescanti- coriandoli d’argento sparati all’ombra di un grande giardino da un pompiere improvvisato.
FINALMENTE SI RESPIRA.
Ci siamo, è la Vetta le Croci (16,5 Km), qui si festeggia il nostro arrivo, il punto ristoro è rifornito a dovere, si riparte, per una salita c’è sempre una discesa.
Correvo veloce su un asfalto battuto da ombre di passo, i chilometri scorrevano leggeri, sembrava quasi di volare.
Claudio mi è a fianco per comunicarmi andatura e velocità; lui è un tipo taciturno, parla solo quando è necessario e -sensatamente- mi dice: 
Sei in anticipo sulla tabella di marcia, siamo ancora lontani, dovresti rallentare, risparmia energie!
Sono sensazioni positive, indotte da una compensazione intrinseca tra stimolazione esterna e risposta interna per un riequilibrio chimico degli elementi dove l’accumulo, la disgregazione, il riassorbimento fanno la differenza su una velocità costante nel tempo.. 
In poche parole, se si va più forte “bruci la testa” e ti ritiri!
In discesa viene più facile, basta spostare il baricentro in avanti per corre più rilassati, quasi a riposare..
Senza accorgermi sono arrivato a Polcanto (22,9 Km), qui la strada scende ancora e chi t’incontro?
Chiara Pandolfi (34 anni) che, da Bergamo è qui per la sua seconda volta, con lei ci sono Ilaria e Massimo, due guide con la patente in simpatia, scherzano e fanno battute, sono divertenti ma ti tengono a dovuta distanza..
No, non gli sono antipatico, lo fanno per proteggere la loro amica, lei è veramente speciale; è la prima donna non vedente che ha corso (2013) il Passatore.
E’ un tipo tosto e simpatico, mi raccontava che l’anno scorso ha dovuto fare i conti con il maltempo.. pioggia, vento e freddo non l’anno scalfita, sembrava autunno inoltrato, ho corso assieme a loro fino a Fallona (26,7 Km).
Finalmente la strada spiana dolcemente, sono arrivato a Borgo San Lorenzo (31,5), c’è tanta gente ad aspettarci, ad incitarci a non mollare, c’è la banda che suona, si corre a tempo di musica, nel centro storico c’è un’altro punto di ristoro e, poco più in la (sulla provinciale) c’è chi cuoce piatti di pasta o ti offre prosciutto e salame profumato da accompagnare con del buon vino, suona la mazurka di periferia, si brinda in onore al Passator Cortese, è veramente una festa ma devo ripartire, fra poco m’aspetta il tratto più duro ed impegnativo dove la salita la fa da padrona, qui ha inizio una scalata smorza fiato lunga 17 Km, si passa da 195 metri s.l.m. a 913 (punto più alto del percorso) dove il Passo Colla di Casaglia (48^ Km) è lì a sovrastare tutto e tutti.
Finalmente raggiungo Cristina, mi sembra zoppicante, è frenata da fastidiosi crampi che la rallentano, cerco di trascinarla via, ma appena prova ad allungare..
Non riesce a reagire, provo a stare con lei, non riesco a rallentare, mi faccio raggiungere, la sprono per farla ripartire e portarmela su con me (mi spiace lasciarla sola), lei mi esorta a proseguire, nel salutarmi mi ammonisce a non affrontare la salita troppo velocemente; QUEL PASSO NON PERDONA!
La ringraziai, ripartii su una strada di colori sfuocati dal chiarore della sera, e mentre il sole andava a coprire altre notti, le ombre si allungavano per dirigersi in luoghi nascosti nei bosco.
E’ il crepuscolo, la cicala stanca si azzittisce per andare a dormire cullata dal canto del grillo, devo far presto, devo arrivare al passo di Casaglia prima che faccia buio.
Raggiunsi anche Fabrizio che, con Lorena Saliva verso la vetta, decisi di correre assieme a lui.
Fabrizio lo vedi, corre per la gioia di farlo, corre con un profondo spirito Zen, lo definisco un romantico Guru delle ultra, è un rullo compressore che spiana le salite, è capace di affrontare due ultra maratone di 150 Km in soli due giorni di distanza l’una dall’altra, ha forza e volontà da vendere.
Siamo al traguardo intermedio della maratona (42,195), c’è ancora voglia di scherzare, arriviamo fino a Razzuolo (43,7 Km) su un dislivello di 635 metri s.l.m., qui ci aspetta un altro punto di ristoro, Fabrizio incontra un amico che non vede da qualche tempo.. pacche e abbracci a non finire.. 
Decisi di ripartire, Stava ormai facendo buio, Claudio era già sui pedali per raggiungere in tempo utile Fabrizio (l’altro mio accompagnatore) che, con l’auto di supporto ci precedeva a tratti di 20 Km, mi accodai con un’altra atleta, poche curve ancora e fummo inghiottiti dall’oscurità di una notte senza luna.
Ad un certo punto lei si accese..
No! 
Non per colpa mia, dalla fatica non parlavamo nemmeno, parlo delle lucine notturne che gli atleti sono obbligati a mettere per essere visti da lontano, sembrava un albero di Natale con le gambe, si saliva su ampi tornanti.
Finalmente si udirono dei rumori in lontananza, poche curve ancora ed ecco il bagliore accecante delle luci sul Passo, è il 48^ Km, sono quasi le 21:26, sembra d’essere sulla tangenziale di Milano nell’ora di punta della sera, era tutto bloccato dalle auto incolonnate, l’odore acre dei tubi di scappamento ti bruciava in gola, era quasi impossibile continuare..
Qualcuno mi vede, mi chiama; E’ CLAUDIO, m’invita a seguirlo e a stargli vicino per uno zigzagare nervoso, affannato, infinito.
E’ la discesa, abbiamo scollinato, è stato come passare da una grande porta (UNO STARGATE), dietro di noi i rumori, le luci si stavano facendo sempre più piccoli, davanti il silenzio del buio della notte violentata -a tratti- dai fari di qualche auto di passaggio.
Qui inizia la notte più “movimentata” e lunga della mia vita.
Sembravamo entrati in un’altra dimensione dove, tra l’aria che muovevo e quella che fermavo tutto sembrava arrestarsi in un tempo che ancora scorreva impercettibile per accudire altri sensi.
Fa freddo, non c’è rumore alcuno che il vento tra i rami, è il canto del bosco, se ti concentri ancora, puoi udire una civetta che ti saluta, il vento ti sorregge, ti spinge -come a farti coraggio- su passi incerti nel buio pece che avanza, è un’altalena di sensazioni che non puoi trovare altrove se non in luoghi come questo.
Claudio è sempre lì ad indicarmi la strada, si scende ancora, si riprende fiato, siamo quasi all’appuntamento prestabilito del 65^ Km (Marradi), sembra d’essere in una gola, un corridoio dove i rumori, gli odori arrivano a folate vorticose da un lato all’altro della strada, mentre il freddo mi penetra dentro, ho il collo immobile, là nuca in fiamme.
Devo far presto, ci sta aspetta Fabrizio con altri cambianti più asciutti..
ECCOLA, è a qualche tornante più giù, si nota dal giro faro che squarcia il buio e arriva a noi per indicarci la nostra prossima fermata.
Sono le 24:00, il cambio è veloce, si mangia e via, non posso rilassarmi, non devo pensarci, mancano ancora trentacinque chilometri, parliamo d’altro, non pensiamoci.
L’auto mi ripassa per cercarsi un altro spiazzo dove sostare, l’appuntamento è a San Cassiano (Km 76,1), tutto bene, solo un poco stanco ma la testa regge ancora, si passa l’abitato di Sant Adriano (Km 70,1.) 
QUI E’ IL TRACOLLO!
Dolori da tutte le parti, la tibia gioca a tennis con il tendine di Achille su gentil concessione dell’inguine e tutti e tre si mettono a bisticciare su un punto non dato.
Da qui inizia un calvario di dolori che mi condizioneranno fino alla fine.
Ripensai a quello che mi aveva detto Walter: la gara inizia a soli 10 Km dall’arrivo, è un riso amaro di disperata rassegnazione, se è vero che la gara inizia a soli dieci chilometri dal traguardo, io forse non l’ho nemmeno iniziata!
E TI FERMI!
Non posso mollare tutto proprio qua, Il Maestro mi ha sempre detto che, per recuperare bastano poche centinaia di metri a passo d’uomo, ma quanti ancora!
Dovrei reagire, non è un problema d’accumulo di acido lattico, il problema è di tipo meccanico, sono infiammato, ho dolore!
Riparto, conto i metri; saranno cinquanta, ne avrò fatti duecento, cinquecento?
Ma quanto manca ancora alla sosta del prossimo ristoro?
Li, avrò una motivazione valida per fermarmi e prolungare la sosta per riprendere forze e coraggio da proseguire.
Non ho più riferimenti, la testa cammina, il cuore rallenta su gambe in disuso.
SONO ANCORA FERMO!
Il tempo che prima sembrava essersi fermato, adesso scorre inesorabilmente veloce.
E’ quasi l’una e trenta del mattino, ecco San Cassiano, devo distrarmi e non pensare, al ristoro provo a mangiare ma non sopporto più neanche i sapori, anche quelli sono troppo forti, indigesti.
Provo a bere qualcosa di zuccherino per alimentare la mente e mentre porto il bicchiere alla bocca, da dietro una voce mi dice: Non bere troppi Sali, ti fanno male.
E’ Fabrizio che mi saluta a suo modo, l’adrenalina scende quanto basta per sorridergli (fa freddo), Claudio mi guarda da lontano..
Sono sicuro, sta cercando di leggermi la vita in viso, non posso cedere ora, lo devo un poco anche a lui che è qui con me e -come me- patisce il freddo in questo probabile sogno mancato.
Fabrizio mi saluta mentre io indugio ancora rimanendo nella sosta, penso che per un uomo che si arrende un altro si difende.
DAI, RIPARTIAMO, mancano ancora.. non pensiamoci!
Siamo nella Brughiera, terra di instancabili inventori e inguaribili sognatori, la strada diritta si affoga nell’oscurità della mia mente dove altre ombre potevano viaggiare o fermarsi definitivamente.
Non ricordo di aver mai attraversato cosi tanti passaggi a livello, solo incroci su strade cosi indifese e, mentre attraversavo i binari della strada ferrata, pensavo a chissà quali altri posti potevo arrivare, quali altre stazioni poteva toccare.
Ma dovevo proseguire su una strada tracciata (la mia) e sostare su altre stazioni chiamate: Fatica, dolore, angoscia, disperazione, coraggio, riscatto.
Correvo seguendo una luce rossa intermittente che -a volte- accecava o si allungava per rassomigliare alla coda di una cometa stanca del suo lungo viaggio.
Il rumore del rocchetto mi riportò ben presto con i piedi per terra, siamo quasi al novantesimo, sono quasi le cinque del mattino, Brisighella (Km 88,5) è appena passata, mancano solo dieci chilometri, a me sembrano altri 100!
Finalmente arriva anche Errano (Km 94,5), il novantacinquesimo è quasi preso!
E’ l’alba, tutto si fa più chiaro, Sta per sorgere il sole, la mia ombra è tornata da un sonno ristoratore per riaccompagnarmi fino al traguardo.
Sono felice, il peggio è passato.
Davanti a me un solo atleta che corre in compagnia di un ciclista, lo devo superare per trovare l’ennesimo traguardo da raggiungere, lo affianco per sorpassarlo ma .. ma..
Sono Fabrizio e la sua morosa Lorena (qui si dice cosi), si girano, mi guardano come se avessero visto un fantasma.. 
Lo so, non devo aver un buon aspetto …
DAI FINIAMOLA ASSIEME!!
Finalmente il cartello del 99^ Km, si potevano sentire i rumori della città che stava per svegliarsi.
FORZA!!
Una due curve e siamo in dirittura d’arrivo, lo striscione è vicino.
Facciamo la nostra entrata vittoriosa su Piazza del Popolo e conquistiamo Faenza!!
100!
100!
100!
E’ FINITA!!
Non piansi, la fatica prese il posto all’emozione, pensavo che, per un uomo che si arrende, un altro si è difeso.
Il Passatore è passato e non mi ha fatto del male ma se un giorno qualcuno mi chiederà consiglio su come potrebbe impostare la gara, gli risponderò:
CI VEDIAMO A FAENZA.

(Firenze//Faenza 24 e 25 Maggio 2014)

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