IL PODISTA E' OTTIMISTA / MA "PRIMUM VIVERE DEINDE CURRERE"

Categoria: Resoconti
Pubblicato Domenica, 19 Aprile 2020 16:13
Scritto da Manuel Cecchinelli
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Lettera agli Arcigni

Carissimi Amici ed Amiche

A scanso di equivoci, diciamolo subito e rimarchiamolo, non una ma cento volte:bisogna rispettare il decreto governativo. Stare a casa e muoversi solo per reali motivi di lavoro , di salute di estrema necessità. Il virus  , si sa, puo' essere mortale. Niente scherzi.Niente scuse. La salute è un bene di tutti e la Costituzione della nostra amata Repubblica all'articolo 32 sancisce che essa venga tutelata come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.

Tutti dobbiamo lottare insieme e collaborare per sopravvivere a questa pandemia, nessuna categoria esclusa. Rimarchiamo anche che, di fronte a questa emergenza, tutto passa in secondo piano. Figuriamoci lo sport. Va bene ? Ci siamo capiti ?

La nostra infinita gratitudine va quindi a tutti i medici ed i sanitari impegnati h 24 per tutelare la nostra salute mai così a rischio come in questo periodo. Un abbraccio ( mio Dio no!) simbolico ad ognuno di essi.

 

Fatta questa premessa, doverosa e fondamentale, la domanda è come fa lo sportivo, il podista, il professionista ma anche il dilettante, in "The Age of Corona Virus" a vivere  "da recluso", rischiando di "pazziare" ? In casa...ahimè...

La "boccata di ossigeno" per andare a fare la spesa non è sufficiente così come lo stretching fatto in casa , ma anche il tapis roulant ( sempre utilissimo) è un noioso surrogato del movimiento pedatorio.  La camminata nel quartiere per raggiungere la farmacia dove sono esaurite alcol e mascherine è mortificante. Quale soluzione ?  Non lo so....chiedo aiuto.

I muscoli reclamano libertà e corsa all'aria aperta mentre la mente ama la socialità, la gara, la competizione. Essendo mammiferi della specie" homo sapiens"  siamo animali "politici" ( dal greco polis che significa città) e quindi abbiamo estremamente bisogno di stare insieme ai nostri simili, di scambiarci idee, emozioni, contatti.

Il nostro dna ci spinge a correre nella savana, ad inseguire prede negli spazi aperti, a sentire il "battito della natura" a respirare gli odori del bosco e il profumo delle acque selvagge.. Niente movimento.Niente socialità fisica ( quella virtuale è addirittura esagerata ).

A cassa ci stressano le notizie, la paura, l'infodemia....c'è da impazzire.

Dopo l'ufficio, l'azienda, la fabbrica, nel fine settimana eravamo abituati a spogliarci dei nostri abiti borghesi e a ridiventare cacciatori raccoglitori correndo come cinghiali nella foresta e distruggendo lo stress accumulato durante la settimana. Si tornava con piacere a gridare e a pisciare nel bosco... Ma adesso ? La sera comincio ad ululare alla luna....

Ma il supplizio non è finito....

Stare da soli, non avere contatti, è un'altra specie di tortura per chi ogni fine settimana è abituato a fare allenamenti insieme ad altri podisti o a gareggiare insieme ad amici e compagni....niente di tutto questo...

Una tortura necessaria. Lo so. Lo so. Inutile ripeterlo. Ma..ognuno di noi reagisce diversamente a questo stato di cose e lo  affronta con gli strumenti culturali che ha. Purtuttavia  temo che ci sarà bisogno di un esercito di psicologi o di consulenti filosofici.

Primum vivere , deinde currere: prima bisogna pensare a sopravvivere e poi semmai a correre , sulla falsariga del "primum vivere deinde philosophari" di hobbesiana memoria.

Ma noi, fratelli Arcigni,  dobbiamo accantonare la malinconia e la tristezza e pensare che alla fine  tutto andrà bene e che ritorneremo nelle foresta a gridare e a correre felici nei prati e sulle strade come bambini.... come bambini....come bambini..... Domani, diceva Rossella O'Hara, è un altro giorno....

Coraggio Arcigni !

Un abbraccio

Vostro Manuel

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