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A.S.D. Golfo Dei Poeti Benvenuti!

Una foto

Tra poco di un mese sarò di nuovo sulla linea di partenza della Abbots. Abbots significano 125 km e un buon dislivello. Da quasi un anno la “copertina” del mio Facebook è un poster con Bruno e con Riccardo. E’ l’ultimo metro prima del traguardo. E’ la botta di adrenalina, è la gioia. È la felicità e la consapevolezza di essere arrivati, di esserci riusciti. Se, come corridore, volessi crearmi un’immagine utile per arrivare ancora una volta a Bobbio probabilmente sceglierei questa. O forse no. Anzi…penso che non la sceglierei. Ne sceglierei un’altra, sempre legata a questa gara…. Nella mente mi stamperei questa:

Siamo a Farini. Abbiamo corso e camminato con Bruno e Riccardo per 95 km. Così lontano non mi sono mai spinto. Sono le 4 della mattina e sono in ballo da 20 venti ore su questi sentieri. Al ristoro prima mi sono cambiato, ho salutato tanti amici ed ho mangiato con calma quello che ho trovato. Adesso no. Adesso sono disteso sul freddo pavimento, fra fango e sudore che testimonia quelli passati prima di me. E sono stanco e vorrei tanto dormire. Mi fa male un po’ tutto. Corpo e testa mi stanno urlando “Fermati, STOP!”. I piedi sono cotti, le gambe non le sento nemmeno e mancano ancora i 30 km più duri. Ecco: questa è l’immagine che voglio ricordare. Perché ricordare i successi è facile. La disfatta non si ricorda mai volentieri. Eppure sono i momenti come questi che fanno davvero crescere. Sono i tanti NO, le centinaia di NO che fanno arrivare, alla fine, lo stramaledetto SI. Sono i tanti sacrifici che mi hanno fatto arrivare fino a qui, su questo pavimento che mi fa entrare il freddo nelle ossa.  Sono state le ore tolte al sonno, al riposo del weekend, agli amici ed alla famiglia che, fino adesso, mi hanno spinto fino a questo posto dimenticato da Dio. Sono state le cadute, le storte e le maledizioni. Non sono state le palestre calde, le corsette serali e le chiacchere in sauna. Sono stati i ritiri in gara, sono stati i mesi di allenamento gettati via per una sciocchezza. Le carezze saranno piacevoli ma non insegnano. Le cicatrici invece ti insegnano, ti fanno ricordare bene cosa non fare. Cielo se te la fanno ricordare. Gli arrivi sono tutti uguali, i ritiri sono tutti diversi. Il sorriso dell’arrivo è in formato ciclostile, la disperazione del ritiro e del fallimento riescono a cambiare ogni volta. Ma l’amarezza del ritiro fa gustare ancora meglio la dolcezza del prossimo traguardo. La caduta capovolge il tuo mondo prima ancora del tuo fisico. Ma ogni volta serve per crescere, per rimboccarsi le maniche e ritentare, sapendo dove si è sbagliato. La resilienza è più importante della resistenza. Se ho il coraggio di ritentare, di risalire ancora sulla barca che si è rovesciata allora crescerò davvero, e non solo come atleta. E non sarà il flebile ricordo dell’arrivo, dei complimenti e dei sorrisi a spronarmi a fare meglio. Sarà tutto il resto, saranno tutti i colpi che mi da il sentiero a farmi rialzare, imprecare e continuare ad andare avanti.  Ecco, si, questa è l’immagine che mi porterò dentro a Pontremoli.

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